Categoria | Abstract scientifico |
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Area Scientifica di riferimento | Farmacoepidemiologia e farmacoeconomia |
Titolo | Analisi dei trattamenti farmacologici comprendenti almeno uno switch terapeutico in pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica |
Autori | Maxia C (1), Scintu V (2), Uda M E (2), Lecis M (2), Lombardo F (2) - 1) SSFO Università di Sassari, 2) SC Farmaceutica Ospedaliera Ospedale Binaghi Cagliari |
Obiettivo | L’obiettivo è l’analisi retrospettiva dei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (IPF) che abbiano avuto un cambio di farmaco o di dosaggio. |
Introduzione | L’IPF è una malattia cronica contraddistinta da un declino progressivo della funzionalità polmonare, fatale mediamente in 2-5 anni dopo la diagnosi [1]. Questa patologia è caratterizzata dall’irrigidimento e dalla perdita di funzionalità del tessuto polmonare. I farmaci indicati nella IPF sono il nintedanib, un inibitore protein-chinasico in grado di ridurre il rimodellamento del tessuto fibrotico, e il pirfenidone, un immunosoppressore capace di attenuare la proliferazione dei fibroblasti. Il primo viene assunto nella dose di 300 mg/die o di 200 mg/die, il secondo di 2403 mg/die. |
Metodi | Attraverso l'uso del software Areas Sisar® e dei registri di monitoraggio AIFA sono stati estratti i dati clinici di 196 pazienti con IPF a cui sono stati somministrati il pirfenidone o i due dosaggi di nintedanib tra il 2018 e il 2024. Ci si è soffermati sui pazienti che durante la terapia abbiano avuto almeno uno switch. Sono stati analizzati i diversi tipi di variazioni tra farmaci e dosaggi, l’aderenza terapeutica come percentuale di Medical Possession Rate (MPR), la sopravvivenza, l’età e il sesso, attraverso percentuali e medie. I dati sono stati elaborati utilizzando Microsoft Excel®. |
Risultati | All’interno del campione analizzato il 37% dei pazienti ha avuto almeno uno switch che nel 58% dei casi si riconduce alla riduzione del nintedanib da 300 a 200 mg/die. Il 47% di chi ha iniziato con dosaggio da 300 mg/die ha dovuto ridurlo. Altri switch frequenti sono stati l’aumento di dosaggio di nintedanib (18%) e quello da nintedanib 200 mg/die verso pirfenidone (10%). I pazienti soggetti a switch hanno presentato un’ottima aderenza alla terapia dimostrata da un MPR medio dell’88%, dove solo il 18% ha avuto un MPR% <80%. Tra gli individui che hanno avuto un cambio il 23% sono deceduti (dato registri AIFA), con 2,7 anni di sopravvivenza media. Questa percentuale è aumentata in chi ha ridotto il dosaggio di nintedanib (32%). |
Discussione e conclusioni * | La patologia in esame mostra un’aspettativa di vita ridotta pertanto i dati raccolti ed esaminati rimarcano che le terapie oggi disponibili impattano sul decorso, ma spesso i dosaggi devono essere ridotti per bassa tollerabilità o peggioramento del quadro clinico. Tra i 196 pazienti con IPF e chi tra questi ha avuto uno switch l’età media e la proporzione dei sessi sono sovrapponibili (71 anni, 83% uomini), inoltre chi ha subito un cambio di terapia ha mostrato un aumento della mortalità rispetto alla totalità del campione. L’aderenza monitorata ha dato valori percentuali alti, il che dimostra una buona compliance del paziente e inoltre che gli switch sono dovuti al decorso della patologia e non ad un discontinuo follow-up clinico. |
POSTER | Poster-2024_849.pdf |
Bibliografia | [1] Maher T M, Dejonckheere F, Nathan S D. Survival in Idiopathic Pulmonary Fibrosis: Perspectives from Pulmonary Arterial Hypertension. J Manag Care Spec Pharm. 2017 Mar. 23(3-b Suppl):S3-S4 |
Utente | carlomaxia97 |